Acqua

“Paolo Terdich ha la dote di affrontare con virtuosismo tematiche di notevole difficoltà esecutiva; quindi di competere con sè stesso in un costante dialogo con la dinamicità della forma, grazie a una tavolozza ricca di vibrazioni. I suoi dipinti trasmettono all’osservatore un alto valore di rigore espressivo, per cui a buon diritto, lo si può definire un gioiello di sapiente talento. E’ decisamente ricerca d’ambito realista, di scuola anglo-americana del secondo Novecento, grazie ad un costrutto che nulla concede alla retorica. La realtà che egli riproduce appare perfetta nella mimesi, ma dietro l’apparenza di un viso levigato e sereno, si nascondono irrequietezze e interrogazioni, nascoste nei dettagli, come sottili avvertimenti. Così, una figura di nuotatore appare di colpo frammentata, e non solo a causa della rifrazione dell’acqua”. (Paolo Levi).
“Le acque di Terdich, pittore ampiamente esposto a esperienze artistiche di altri Paesi, convocano tante delle simbologie legate a questo prezioso elemento, i cui contenuti archetipici appartengono, grazie all’esperienza prenatale, alla struttura più profonda della nostra psiche. Ecco allora che negli sprofondamenti marini, in dialogo con il corpo umano o in poetica sospensione nella trasparenza del vetro, l’acqua è uno fra i temi più cari al pittore di ascendenza istriana, e soggetto di una ricognizione che la rende davvero territorio di visione. Rigorosamente a olio, con sporadiche incursioni dell’acrilico e dell’acquerello, la ricerca artistica di Terdich presuppone un fare pittorico meditato, controllatissimo, con una padronanza tecnica che nel corso degli anni si è sempre più affinata per dare voce a un sentire profondo. Con mano felice, l’artista esprime una pittura che può certamente dirsi figlia del realismo nordamericano del secondo Novecento, ma che eppure va oltre l’esattezza del Photo Realism o del Sharp Focus Realism. Contenitori di luce e luogo di narrazione misteriosa, le acque di Terdich acquisiscono una forza trascendente che traghetta il pittore al di là del vuoto affettivo che talvolta può connotare la ricerca iperrealistica: l’approdo è un luogo interiore, in una esperienza di totalità ipnotica non esente da ambiguità. Perché quelle di Terdich sono acque abitate: dal nostro sperdimento”. (Susanna Gualazzini).

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